Curiosità per le mamme

IL DITO IN BOCCA E LA PRIMA VISITA DENTISTICA PER I BAMBINI

dentista per bambini

Il dito in bocca per i bambini piccoli è un gesto naturale...

Succhiarsi il dito è un gesto spontaneo e fisiologico del bambino piccolo: ciucciare il dito è per lui una forma di consolazione e di compensazione e per questo non c’è motivo di impedirglielo. Oltre i 2-3 anni, invece, potrebbe dare qualche problema, soprattutto se il bambino ha una conformazione delle arcate dentarie non equilibrata.

 

... ma se il bambino continua a mettere il dito in bocca dopo i 2-3 anni: i rischi per le arcate dentarie

Ognuno di noi ha una determinata conformazione scheletrica ed una determinata forma del cosiddetto ‘terzo inferiore del viso’, cioè della zona del viso costituita da due ossa: l’osso mascellare superiore e la mandibola.

La maggior parte dei bambini ha una buona proporzione estetica tra le due ossa, ma in un terzo dei casi la mandibola cresce un po’ meno rispetto al mascellare superiore, che quindi risulta più sviluppato. Molto meno frequente invece il caso in cui la crescita del mascellare superiore sia inferiore a quella della mandibola.

Che cosa c’entra questo discorso con il dito in bocca? “C’entra perché se il bambino rientra nel secondo gruppo, cioè se ha un mascellare superiore troppo cresciuto rispetto alla mandibola, col passare del tempo succhiarsi il dito per molte ore al giorno può stimolare ancor più la crescita del mascellare superiore e deformare l’arcata superiore”

Un altro difetto che può essere accentuato se il bambino si succhia a lungo il pollice è il cosiddetto morso aperto, che si ha quando, unendo le due arcate dentarie, tra i denti anteriori resta uno spazio aperto: se in questo spazio si inserisce il pollice, l’arcata superiore si allarga ancor di più e il morso aperto peggiora.

 

Le possibili conseguenze del dito in bocca: problemi estetici, difetti di pronuncia e un maggior rischio di carie

Una deformazione delle arcate dentarie è innanzitutto un problema estetico, che potrà creare disagi soprattutto nei confronti dei coetanei. In più, vi sono dei problemi funzionali. Una conformazione non corretta della arcate dentarie ed un morso aperto ad esempio possono provocare una deglutizione atipica.

“In condizioni normali, quando si deglutisce, le due arcate dentarie si chiudono come un coperchio su una scatola, mentre la lingua si appoggia sul palato” spiega l’odontoiatra.

“Quando c’è un morso aperto, il ‘coperchio e la scatola’ non combaciano e così il bambino, per poter deglutire, è portato a mettere la lingua in mezzo alle arcate, in modo da ‘tappare il buco’. In questo modo non solo spinge sugli incisivi superiori, portandoli ancor di più in avanti, ma può sviluppare difetti di pronuncia, dovuti proprio alla sbagliata posizione della lingua”.

Se in questo contesto il bambino si succhia pure il pollice, si instaura una specie di circolo vizioso: il dito in bocca peggiora il morso aperto, che a sua volta favorisce la deglutizione atipica, che può provocare difetti di pronuncia.

Se le arcate dentarie non sono ben allineate, infine, aumenta il rischio di andare incontro a carie o gengiviti: in una bocca ‘normale’, i muscoli del labbro superiore, durante i normali movimenti, portano via residui di cibo e batteri dalla bocca del bambino, esercitando una naturale igiene orale; se la conformazione dentaria è irregolare, c’è un maggior ristagno di placca che favorisce la carie.

 

Come togliere il ‘vizio’ del dito in bocca: i rimedi

Se il bambino continua a succhiarsi il dito oltre i 2-3 anni di età, è bene portarlo da un ortodontista il quale verificherà qual è la conformazione delle arcate del bambino e se la suzione del dito può provocargli danni.

A quel punto concorda con i genitori una strategia, che passo dopo passo, senza rimproveri o punizioni (che anzi possono essere controproducenti) ma sempre con l’incoraggiamento ed il rinforzo positivo, possa indurre il bambino ad abbandonare la sua abitudine.

Indispensabile coinvolgere e responsabilizzare il bambino, anche se piccolo, nel suo percorso, verificando durante le visite periodiche i risultati raggiunti, ascoltando le sue ragioni in caso di insuccesso e premiando i suoi progressi con elogi verbali e un bel premio finale.

Nella stragrande maggioranza dei casi questo approccio è sufficiente per far togliere al bambino il dito dalla bocca, basta portare pazienza e avere costanza.

 

Curiosità per i giovani

PIERCING A LABBRA E LINGUA: UN GIOIELLO PERICOLOSO

piercing

Il piercing al naso, all’ombelico, all’orecchio, al labbro, ma soprattutto alla lingua è molto richiesto dai giovani e dagli adolescenti. Secondo una recente indagine dell’Eurispes il 20 per cento degli italiani tra i 12 e i 18 anni ha almeno un piercing. Ma questa “moda” non è priva di complicanze e danni per la salute.

Da anni i medici mettono in guardia dai rischi derivati da questa pratica: reazioni allergiche ai metalli, frequenti sanguinamenti, difficoltà alla deglutizione, infiammazioni alle gengive e ascessi sono solo alcuni dei disturbi che si possono verificare.

Il piercing alla lingua, infatti, specie se fatto da persone che non hanno una specifica esperienza, può causare sanguinamenti protratti, perdita di sensibilità, alterazione del gusto, interferenza con la fluidità del linguaggio e perfino con la masticazione. Per non parlare delle infezioni: la cui diffusione nel corpo, facilitata dalla forte presenza di vasi sanguigni nella lingua, può essere molto rapida e portare alla trasmissione di diverse patologie.

Una mancata o impropria sterilizzazione degli strumenti utilizzati può causare herpes simplex, HIV o epatiti B e C, ma anche l’endocardite: un’infezione della parte interna del cuore che, se non trattata tempestivamente, può seriamente danneggiare i tessuti cardiaci e provocare gravi complicazioni.

Nel tempo i piercing orali aumentano il rischio di danni alle gengive, con ferite tissutali e retrazioni gengivali che lasciano la radice del dente maggiormente esposta alla carie e alle malattie paradontali. Anche i denti ne risentono: il contatto con il metallo può produrre fratture, in particolare quando il dente ha subito riparazioni e, per quei ragazzi che hanno l’abitudine di spingere il piercing tra i denti anteriori, la formazione di un diastema (spazio) tra i denti incisivi provocando un vero e proprio effetto ortodontico traumatico.

Al piercing si associano spesso difficoltà nelle più normali funzionalità orali: masticare, inghiottire alimenti solidi, alterazione del gusto e persino parlare in modo chiaro. Una delle ragioni sta nell’eccessiva secrezione di saliva indotta dall’oggetto estraneo presente nel cavo orale. Da non trascurare poi le reazioni allergiche al metallo che possono provocare dermatiti da contatto.

Abbiamo dunque a che fare con un gioiello molto pericoloso!

Anche quando si è così fortunati da non risentire delle complicazioni durante l’intervento, la lingua a cui è stato applicato il piercing richiede generalmente dalle quattro alle sei settimane per guarire, mentre un piercing alle labbra guarisce in uno o due mesi. Durante questo periodo bisognerebbe seguire tutta una serie di precauzioni, come evitare alcolici, cibi speziati e troppo duri e croccanti, non fumare e avere un’accurata igiene orale dopo ogni pasto.

E, se non hai pensato di farlo prima, prenota una visita da uno dei nostri Partner!

da "Italia Dentale", 21 settembre 2016

Basta una risata per essere più sani ed attraenti

Non c’è trucco migliore di un bel sorriso naturale: secondo i ricercatori dell’Università di Swansea ridere migliora e allunga la vita

Non c’è cosa più bella di una risata. Il sorriso è energia pura: è, a tutti gli effetti, una vera e propria terapia del buonumore. Stando a quanto si legge sul Daily Mail, le persone che hanno un volto contraddistinto da un bel sorriso naturale risultano più sane agli occhi degli altri.

Basta una risata per essere più affascinanti: la ricerca

Ad affermarlo sono stati i ricercatori dell’Università di Swansea (Uk): secondo gli esperti, le persone dai volti allegri apparirebbero più in salute rispetto a coloro che, invece, hanno un viso imbronciato. Non solo. Un bel sorriso sembrerebbe avere più successo di un fisico in forma o di un make up a regola d’arte.

Gli psicologi hanno mostrato a dei volontari delle immagini chiedendo la loro opinione su quanto fossero felici e sani i volti in questione. Lo studio ha evidenziato che le persone che sorridono in maniera naturale sembrano più in salute e più felici.

Per saperne di più


Il sorriso: salute e bellezza

Vedi Video

Perché i denti si muovono?

I denti si muovono per tutta la vita e in modo impercettibile perché il nostro organismo, normalmente, si muove. Semplici attività quotidiane come camminare, respirare o deglutire influiscono in modo costante sugli spostamenti dei nostri denti.

Nei primi mesi di vita sono proprio le forze muscolari della deglutizione che permettono lo sviluppo dei denti da latte, modulando e modellando lo sviluppo del cranio-facciale.

La posizione dei denti quindi non è che il risultato di una serie di forze muscolari (tra le quali la masticazione o la muscolatura delle labbra e delle guance) che su di essi agiscono in modo costante e in più direzioni. Se una di queste forze venisse meno il dente ritroverebbe il suo equilibrio altrove, dove le forze sarebbero nuovamente bilanciate.
Le forze antagoniste a cui è sottoposto il dente
Ad esempio:
sai perché quando si perde un dente quello antagonista fuoriesce dalla sua sede, come se andasse in cerca di quello mancante?

Ciò accade proprio perché ci sono muscoli che costantemente “spingono” i denti verso l’esterno, ma questa spinta è bilanciata dal dente antagonista il quale, durante la masticazione o il semplice contatto dovuto alla chiusura della bocca, esercita una pressione contraria che “respinge” il dente, mantenendolo al suo posto. Se invece l’antagonista per qualche ragione venisse a mancare, come nel caso riportato qui sotto, il dente lo “cercherebbe” fino ad uscire completamente dalla sua sede.

Mobilità dentale: la ricerca dell’antagonista mancante con conseguente perdita del dente
Il nostro organismo è materia in costante movimento e ci sono un’infinità di fattori che possono modificare queste “spinte” muscolari alle quali i denti sono sottoposti, come età, malattia, traumi, postura, stili di vita etc. Essi non potranno mai stare fermi e allineati tutta la vita, pertanto avere i denti dritti oggi non significa necessariamente averli anche domani!

Perché i denti non sono mai completamente fissi?

Oltre ai movimenti lenti e impercettibili appena descritti i nostri denti si muovono anche all’interno della loro “sede” naturale, ma in modo più evidente e per motivi differenti.

Per dimostrartelo prova a fare un piccolo esperimento: spingi con la lingua i denti frontali e contrai le labbra in modo da respingere gli stessi dal lato opposto. Sicuramente sentirai che i denti, anche se pochissimo, onduleranno. 
Questo avviene perché ogni dente è posizionato su una specie di cuscinetto (il legamento periodontale) che permette un’oscillazione all’interno di una sezione ossea più rigida (l’alveolo osseo). Come per le automobili, è come avere ammortizzatori che assorbono i colpi dovuti alle imperfezioni delle strade. Senza di essi rischieremmo di provocare danni all’auto o di avere forti dolori di schiena dopo un lungo viaggio. Allo stesso modo il legamento parodontale “ammortizza” i colpi, dovuti ad esempio alla masticazione, ed evita che la radice del dente tocchi le pareti dell’alveolo osseo, in quanto esso sopporta male la pressione.
Essendo le fibre che compongono il legamento elastiche i nostri denti hanno un piccolo “gioco” dovuto proprio a questo “sistema di ammortizzamento”.

La struttura di un dente
Normalmente non ci accorgiamo di questi piccoli movimenti perché ci siamo abituati. Se invece ci accorgiamo che uno o più denti non sono più stabili come prima e li sentiamo muovere allora significa che potrebbe esserci un problema da non sottovalutare.

Solamente una visita odontoiatrica toglierà ogni dubbio, ma sarebbe bene fare un check-up odontoiatrico anche in perfetta salute, almeno una volta l’anno, perché moltissime patologie che hanno una cura lunga e costosa (spesso dall’esito incerto), se scoperte all’inizio della loro insorgenza, sono sicuramente molto meno antipatiche.
Share by: